Una Università non è un luogo di nascita di poeti o di autori immortali, di fondatori di scuole, di capi di colonie, o di conquistatori di nazioni. 

Essa non promette una generazione di Aristoteli o di Newton, di Napoleoni o di Washington, di Raffaelli o di Shakespeare, per quanto prima d’ora essa abbia ospitato tra le sue mura tali miracoli di natura. Né d’altra parte si accontenta di formare il critico o il fisico sperimentale, l’economista o l’ingegnere, sebbene includa anche questi nel suo campo d’azione. 

Ma l’Educazione universitaria è il grande mezzo ordinario per raggiungere un fine grande ma ordinario; essa si propone di elevare il tono intellettuale della società, di coltivare la mente del pubblico, di purificare il gusto nazionale, di fornire principii autentici all’entusiasmo popolare e scopi stabili alle aspirazioni popolari, di dare ampiezza e sobrietà alle idee dell’epoca, di facilitare l’esercizio del potere politico, e di rendere più raffinati i rapporti della vita privata.

È l’educazione che fornisce all’uomo una chiara consapevole visione delle sue stesse opinioni e dei suoi stessi giudizi, un’autenticità nello svilupparli, un’eloquenza nell’esprimerli, e una forza nell’imporli. Essa gli insegna a vedere le cose come sono, ad andare diritto al nocciolo, a sbrogliare pensieri confusi, a scoprire quel che è sofistico, e ad eliminare quello che è privo di rilievo. Lo prepara a ricoprire un posto con onore, e a dominare ogni argomento con facilità. Gli mostra come adattarsi agli altri, come mettersi nella loro condizione mentale, come presentare ad essi la propria, come influenzarli, come intendersi con loro, come sopportarli.

Egli si trova a suo agio in qualsiasi società, e su un terreno comune con ogni classe; sa quando bisogna parlare e quando bisogna tacere; è capace di conversare, è capace di ascoltare; può porre in maniera pertinente un problema, e apprendere opportunamente una lezione, quando egli stesso non ha nulla da insegnare; è sempre pronto, e tuttavia non è mai di ostacolo; è un piacevole compagno, e un collega su cui si può fare assegnamento; sa quando essere serio e quando scherzare, ha un tatto sicuro che gli permette di scherzare con grazia e di essere serio con efficacia. Ha la tranquillità di una mente che vive in se stessa, mentre vive nel mondo, e che ha delle risorse per la sua felicità interiore quando non può uscire da se stessa.

John Henry Newman, “L’Idea di Università”, 1852

Nato a Londra nel 1801, teologo e filosofo, docente universitario. Presbitero anglicano, aderì attivamente al Movimento di Oxford, per arginare il secolarismo dilagante nella Chiesa d’Inghilterra. Studiando i Padri della Chiesa si convinse che la Chiesa Cattolica Romana era la vera continuatrice dell’insegnamento degli Apostoli di Gesù Cristo e si convertì. Fu ordinato prete cattolico e poi fatto cardinale. Era un difensore del corretto rapporto tra scienza e fede e della vera libertà di coscienza: “Senza dubbio, se fossi obbligato a introdurre la religione nei brindisi dopo un pranzo (il che in verità non mi sembra proprio la cosa migliore), brinderò, se volete, al Papa; tuttavia prima alla Coscienza, poi al Papa”. Morì nel 1890. Avversato in vita a causa della conversione, gode attualmente di grande prestigio anche nella Chiesa anglicana, per la sua coerenza intellettuale e onestà di vita. Beatificato nel 2010 (papa Benedetto XVI), è santo dal 2019 (papa Francesco).