Un regista in Residenza | Poggiolevante
Il regista e sceneggiatore Gennaro Nunziante è intervenuto per un incontro con gli universitari.
Alle 21:00
Il noto regista e sceneggiatore Gennaro Nunziante, è intervenuto presso la Residenza del Levante per un incontro con gli universitari che la frequentano.
                                           
 
La sua presenza in sede, fortemente caldeggiata  dalla Direzione, è stata resa possibile grazie all’ amichevole collaborazione e interesse del giudice Marcello De Cillis, condomino nello stesso edificio barese in cui il regista risiede, da tempo amico della Residenza, e promotore dei seminari giuridici periodicamente in essa realizzati.
 
Dopo aver gustato il ricco buffet preparato per l’occasione, residenti, amici, e naturalmente Nunziante con famiglia al seguito, si è diretto nell’ aula magna della struttura, all’ uopo trasformata dall’ abituale veste di sala conferenze, a salotto informale, semplicemente operando una sistemazione circolare delle poltrone, normalmente ordinate in file.     
 
Qui il dott. De Cillis ha brevemente introdotto lo sceneggiatore all’ uditorio, rammentando solo alcuni dei numerosi successi televisivi e cinematografici come Toti e Tata, o la pellicola Casomai, (con Stefania Rocca), e ne ha lodato  la profonda umiltà citando sinteticamente  alcuni passaggi di una recente intervista alla trasmissione A sua immagine, in cui ha affermato  con convinzione che  tutti gli uomini sono parte di un piano d’amore divino soprannaturale, proposto e non imposto, la cui accettazione si rivela l’ unico mezzo attraverso il quale egli ha potuto offrire al mondo dello spettacolo, i propri lavori, in ispecie i più recenti e noti sulla scena nazionale. 
Al termine del breve intervento del magistrato, Nunziante ha preso la parola ringraziando per l’invito, immediatamente sintonizzandosi con l’atmosfera piacevolmente informale della serata.
Infatti, anziché procedere con una puntuale e dettagliata descrizione del proprio mestiere, pur interessante e affascinante per coloro che, fuori dal mondo del cinema, non hanno il piacere di assaporare il gusto  del “dietro le quinte”, egli ha preferito indirizzare il suo lungo intervento sulla propria evoluzione personale e , secondariamente, professionale.
Secondo il racconto, il regista ha scoperto la propria vocazione allo spettacolo attraverso due episodi chiave della sua esistenza.
 
Il primo è rappresentato dalla nascita e crescita nel quartiere barese di Libertà, negli anni della sua infanzia non correttamente valorizzato, e quindi non pienamente capace di offrire ai numerosi residenti opportunità di vita diverse da quelle ricevute dalle generazioni precedenti .
Egli ha descritto in pratica tutto ciò con un semplice aneddoto relativo ai  pubblici servizi, in particolare a  quello d’illuminazione delle vie,ricordando  come le strade del suo quartiere ricevessero un fascio di luce più fioco e giallo, di quello fornito dagli impianti montati in zone residenziali  più abbienti, quasi che non valesse la pena  impiegare materiali di uguale fattura e qualità per quel circondario, tutto sommato, di minore categoria.
 
Il secondo episodio lo vide protagonista allorquando il padre, tappezziere, fu incaricato di realizzare il sipario di un teatro parrocchiale non lontano dalla propria abitazione, ove si proiettavano abitualmente film per ragazzi, ai quali ebbe poi occasione di assistere. Si tratta, per fare un paragone cinematografico, dello stesso colpo di fulmine per la cinepresa del piccolo Salvatore nella pellicola Nuovo Cinema Paradiso, omaggiata dell’Oscar nel 1988.
A dire la verità, ha proseguito, la scoperta di una passione e la consapevolezza di vivere in un luogo non proprio baciato dalla fortuna, non avrebbero potuto generare l’uomo da tutti conosciuto, se alla voglia di riscatto sociale non si fosse unita una docile fiducia a quel  piano di Dio valido anche per lui ; Gennaro Nunziante, infatti, non trasmette a chi lo incontra solo una profonda passione per la cinematografia, bensì un granitico sentimento religioso, indispensabile per concepire le proprie occupazioni quotidiane, quali che siano, non come una semplice fonte di reddito, bensì come un’offerta per la crescita della comunità circostante.
 
Solo ponendosi, in tale prospettiva, infatti, si può approcciare il proprio quotidiano impegno, anche ponendosi l’arduo obiettivo di riscriverne le leges artis, quando ciò risulti necessario. Riguardo all’urgenza di affrontare tale problema metodologico,  il regista ha menzionato proprio il filone della commedia all’italiana, soprattutto, quella degli anni settanta, paradossalmente più amata dalla critica. 
A suo dire, infatti, lo sbaglio più grande dei lavoranti di allora, ereditato anche dalle maestranze più recenti, è quello di concepire ,rendendole  amaramente umoristiche, storie con al centro uomini tartassati e torturati da nefasti eventi casuali, grottesche disavventure autoprodotte da una marcata inferiorità psicofisica, (il cui parametro è pero l’avanzato cinismo del mondo, che spesso essi non condividono), e un finale di per sé tragico e tristemente immobilista, in cui il personaggio, ancora una volta, risulta perdente proprio perché uomo, in ossequio alle imperanti teorie nichilistiche, in base alle quali, spesso, le intemperie della vita sono legate alla sola colpa di essere venuti al mondo, campo di battaglia soggiogato dall’ impersonale e titanica tirannia della storia. 
 
Presa coscienza del problema, tuttavia, il cultore del cinema, non può rifugiarsi nel porto soleggiato offerto da  tecniche e modelli altrui, soprattutto quelli di scuole cinematografiche straniere, incappando in una pericolosa deriva manieristica che troppo spesso affligge tanto il neofita della cinepresa, quanto i suoi più chiari veterani. 
Ogni uomo, ha, infatti, proseguito Nunziante, essendo globalmente portatore di una meraviglia stupenda di emozioni, sentimenti ed idee, deve provare a tradurle nel modo a lui più familiare.
 
Tradotto nei termini pratici della sua esperienza lavorativa, tutto ciò ha guidato Nunziante alla realizzazione della sit com Toti e Tata, o alla sceneggiatura dei tre film realizzati con Checco Zalone in cui egli ha preferito non continuare la solida tradizione di descrivere il mondo barese-pugliese, a partite dagli stereotipi di una diffusa presenza della criminalità, dall’uso quasi esclusivo di un vernacolo ai più non accessibile, e perciò stesso fonte di risate, i quali  non di rado hanno indotto ai deleteri ed antitetici risultati dell’esaltazione cocciuta di un provincialismo non più nemmeno esistente nel “piccolo” villaggio globale di oggi, o nell’opposto rifiuto identitario di chi, fuori dai confini della regione tacco dello Stivale, ne ha perciò volutamente dimenticato l’appartenenza. 
 
Alla fine del lungo intervento sono seguite alcune domande, anch’esse molto interessanti: una, in particolare, interrogava lo sceneggiatore circa il metodo da adoperare per discernere una mera passione, da un futuro impegno professionale.
La risposta, quanto mai schietta, ha evidenziato che una vera vocazione, anche nel caso professionale, non èlegittimata né retta solo da un solido impianto razionale, bensì anche da esperienze di dolore in una  vita che si esercita a comprendere, ogni giorno, se quella precisa idea che ognuno ha del proprio domani è veramente la strada giusta, avvalendosi del necessario  aiuto di quanti ci circondano e vogliono bene.
Il regista, infatti, ha ricordato di avere molto a cuore alcuni principi del suo stimato maestro Ennio Flaiano, il più importante dei quali riguarda l’onesta intellettuale di trattare unicamente argomenti di diretta conoscenza, con un linguaggio non preso in prestito da altri autori, spesso omologati dalla cultura dominante.
 
Al termine dell’incontro, i presenti, hanno ancora per un po’ intrattenuto conversazione con l’ospite, domandandogli poi di essere anche immortalati in qualche scatto fotografico insieme. 
Lasciando l’aula magna, si percepiva la diffusa consapevolezza di aver trascorso una serata di crescita, personale,avvenuta nel modo più auspicabile e felice: un sano confronto e scambio di idee tra amici. 
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